Il termine “ansia” è diventato ormai una parola che si utilizza nelle conversazioni di tutti i giorni e che viene tendenzialmente usato con accezione negativa. Ma è sempre così?
Possiamo interpretare l’ansia come quell’emozione segnale che si attiva quando ci troviamo di fronte a qualcosa di non definito che ci sta mettendo in difficoltà.
Ma, come la paura, rientra nella dimensione delle emozioni che ognuno può normalmente sperimentare.
Può diventare disfunzionale quando si attiva in quantità elevata o quando non si riesce a capire perché si sia attivata.
La cosa importante è quella di distinguere qual è la reazione che provoca questa ansia:
- Ansia che attiva: è funzionale e sana, porta a intraprendere dei cambiamenti, a essere più concentrati di fronte ad un compito, a capire l’importanza della persona o della situazione che si ha di fronte, deve essere ascoltata ed accolta;
- Ansia che limita e immobilizza: porta all’evitamento delle situazioni vissute come critiche, non aiuta nel riconoscimento del reale contenuto di quello che mi sta mettendo in difficoltà, se non ascoltata può sfociare in rimuginio o sintomi fisici che diventano a loro volta dei segnali di allarme da parte del corpo.
Qual è l’obiettivo principale del lavoro in psicoterapia?
- riconoscere quali sono i segnali legati all’ansia;
- individuare e valorizzare il contenuto di questa emozione;
- mettere in atto strategie personali per affrontare/modificare la situazione che ci sta mettendo in difficoltà.
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